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Su Grillo ed il PD

Alcuni spunti interessanti trovati qua e là. Wittgenstein, Sofri (l’altro), the Populi e Mantellini.

La discesa in campo di Beppe Grillo apparentemente trasforma in una farsa molto italiana l’elezione del segretario del PD. Ma e’ invece molto peggio: è una incrinatura del panorama inattesa ed è almeno due cose in una. E’ un gesto di spregio forte (che oltretutto usa strumentalmente gli stessi meccanismi interni di apertura democratica) nei confronti di un partito che ha una storia e delle idee lontanissime da quelle di Grillo stesso. Ed è un gesto anche politicamente ambiguo in uno scenario dove la vicinanza ideologica e commerciale di Grillo all’IDV di Antonio di Pietro sono note e palesi da anni. Una invasione di campo rumorosa, capace di ottenere gli stessi ammirevoli risultati che la discesa in politica di Grillo ha ottenuto in questi mesi: folcloristico can can, populismo a badilate e un concreto, evidentissimo danno ai tentativi esilissimi di rendere questo paese minimamente migliore di quanto non sia sotto Berlusconi.

Lo statuto del PD, poi, ridicolo com’è stato scritto – un partito liquido si disse – permette l’elezioni del segretario attraverso il meccanismo delle primarie, purché si abbia il consenso del 5% degli iscritti. Almeno così ho capito nella confusione macchinosa della “Costituzione” dei PDini. E’ proprio questo che rende il PD vulnerabile al “grillismo”. Perché se è possibile che chi alla politica un po’ ci è abituato, come dovrebbero esserlo i tesserati di un partito, riconosca il delirio del genovese, la chiamata di popolo acclamante che ha in mente Grillo porterebbe alle urne molti di quelli che hanno in odio il PD così com’è. Incapaci di riconoscere tutte le bufale che Grillo propina da anni come se fossero le trovate del secolo, per metterle nel dimenticatoio un minuto dopo (ricordate l’auto Eolo che va ad aria compressa? o la Biowashball, o il complotto del signoraggio…). Di fronte a questa cronaca burlesca (cit. del FT, che in inglese suona “Burlesque Cronies”, capite a me) c’è da chiedersi se Veltroni aveva in mente una cosa del genere, quando ha pensato ad un partito liquido. Eppure le regole son fatte, cosa si dovrebbe pensare se, per escludere una candidatura scomoda, le si volesse cambiare alla vigilia della tornata elettorale?

Forse Grillo non porterà a termine il suo piano per la conquista del mondo, certo è che la strizza per la dirigenza democratica è bella forte. Ve lo immaginate un partito capeggiato da un capopopolo sparaballe? Ah già, esiste già.

Le cose sono a questo punto. Il Pd paga uno scotto altissimo e interminabile al divario plateale fra una buona intenzione e gli inciampi della pratica. Oltretutto, non si può ignorare come il lungo congresso promuova comportamenti di apparato incresciosamente contrari all’investimento originario sulle primarie, tesseramenti democristiani o napoletani: per non dire dei guai già consumati in una quantità di situazioni locali.

Nel frattempo sulla colonnina qui a destra potete dire la vostra.

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