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Elezioni in Spagna: lezioni per l’Italia

I media monopolisti italiani presentano i risultati elettorali spagnoli in maniera partigiana. La percezione che passa nell’elettorato (rafforzata dall’enfasi sulla “sconfitta di Sarkozy” nelle amministrative francesi) è tutta made in Italy. Sono i “socialisti” italiani a dire che in Spagna ha vinto il veltronismo. Solo che Veltroni non è Zapatero.

In effetti il PSOE ha vinto, ma con un margine che non gli consentirà di governare da solo. Il PSOE passa da 164 deputati a 169, mentre il Partito Popolare aumenta da 148 a 153. Il quadro presenta somiglianze con quello del governo Prodi: Zapatero è condannato a governare con i piccoli partiti di sinistra e con i nazionalisti (i catalani del CIU in primo luogo). Ma i partiti minori sono irritati per aver pagato dazio ai grandi, e Convergencia y Union (CIU) comincia a porre dubbi sull’alleanza con Zapatero, forse per far salire il prezzo del suo appoggio.

La Spagna, inoltre, mostra segni di cedimento in alcuni settori economici, il che non semplifica il quadro. Tuttavia Zapatero è un abile diplomatico e certamente saprà continuare nel solco delle sue idee. Non ha un partito sandwich come il PD, mix di postcomunisti e postdemocristiani, con contorni radicali. Il Psoe è, al contrario, un partito coeso, e questo non è poco. I nazionalisti catalani CIU guadagnano un deputato, passando da 10 eletti a 11. Crollano i repubblicani catalani (da 8 a 3 eletti) e l’ultrasinistra IU (Izquierda Unida), da 5 a 2 seggi. Scendono anche i nazionalisti baschi (da 7 a 6). La vittoria del PSOE si realizza proprio nei Paesi baschi e Catalogna: a Bilboa il PSOE è diventato il primo partito e a Barcellona ha eguagliato la propria performance del 1982. Il Senato resta in mano ai popolari, ma senza potere politico. Dicevamo che il nodo del governo di Zapatero 2 consiste in un accordo coi catalani del CIU, che in Italia sarebbero definiti dalle sinistre come “ultraleghisti”. In Spagna vanno con i socialisti, anche se per ora il capogruppo del CIU ha detto di non “vedere concrete possibilità di entrare nel nuovo governo, anche se la possibilità rimane”.

Ci si consenta un rapido cenno dietrologico. Un attentato determinò la sconfitta di Aznar nelle scorse elezioni. Un attentato ha determinato la vittoria del PSOE nei Paesi baschi. Qualcuno in Spagna ne parla, ma senza troppa enfasi. L’analisi da fare a partire dalle elezioni del 9 marzo in Spagna è un’altra: a Madrid ha vinto il bipartitismo. Ma nel contempo urge dire un’altra cosa: il sistema politico appare degradato anche a Madrid. Il “voto in bianco”, fattore di protesta, è in calo (280.000 schede bianche contro 400.000 nel marzo 2004). Inoltre il voto degli indipendenti laico-liberali non ha rappresentanza né spazi democratici. Si valuti l’esperienza del partito Union Progreso y Democracia (UpyD), nato appena sei mesi fa: ha ottenuto 303.000 voti e un deputato, il che lo rende la quinta forza politica spagnola. L’UpyD ha subìto il boicottaggio della stampa bipartitica (si veda ciò che succede in Italia). Ha ottenuto quasi la metà dei voti del CIU, il famoso ago della bilancia nel prossimo governo. Solo che il CIU otterrà ben 11 deputati. L’UpyD ha preso più voti dei baschi dell’EAJ-PNV, ma i nazionalisti di Bilbao avranno 6 rappresentanti. L’UpyD ha avuto più elettori del BNG, ma il partito nazionalista gallego avrò due deputati. Il CC-PNC ha preso 163.000 voti, ma due deputati. In Spagna siamo alla dittatura dei micronazionalismi, in combutta con l’oligarchia bipartitica. Qualcuno piange, in Spagna, e anche in Italia siamo lontani del bipartitismo anglosassone.

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2 Comments on “Elezioni in Spagna: lezioni per l’Italia”

  1. #1 Pericle
    on Mar 13th, 2008 at 11:32 AM

    si certo i media che supportano il PD sono entusiasti, anche troppo
    tuttavia
    169 a 153 mi pare profondamente diverso da 158 a 156
    poi il partito popolare spagnolo, non è la casa della libertà italiana, dove fanno un po quel c.zzo che gli pare come diceva Guzzanti :)

    significativo il crollo della sinistra radicale.

    quanto al sistema elettorale e i paragoni con l’Italia
    la Spagna è stata governata da Aznar prima e Zapatero poi: i risultati sono sotto gli occhi di tutti, in primis il “sorpasso” sull’Italia e le leggi sui diritti civili, un paese arretrato ora è davvero moderno.hai detto niente.(evidentemente il sistema elettorale non è stato un vincolo per i governi)

    poi non capisco Voltaire, prima critichi l’inquità del sistema spagnolo e italiano, poi però citi come modello quello inglese in cui il primo partito piglia tutto, massimo grado di “ingiustizia”? è ironia?

  2. #2 Raggot
    on Mar 15th, 2008 at 6:41 PM

    e per la seconda volta ha avuto bisogno di un offerta di sangue per vincere

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