controcopertina Rotating Header Image

Elezioni in Spagna

Il voto in pillole

  • la sfida è tra il primo ministro uscente José Luis Rodriguez Zapatero (Psoe, partito socialista) e Mariano Rajoy (PP, partito popolare e conservatore).
  • 35 milioni di elettori, di cui 1.2 residente nella circoscrizione “estero”.
  • i seggi si chiuderanno questa sera alle 20.00.
  • i sondaggi danno favorito Zapatero, ma le variabili in gioco sono talmente tante che l’esito del voto è incerto.
  • in tutto, saranno eletti 350 deputati e 208 senatori delle ‘Cortes Generales’ (il Parlamento spagnolo).
  • il sistema elettorale spagnolo, definito da una legge organica del 1985, è un proporzionale con ‘metodo d’Hondt’, e questo fa sì che il rapporto fra voti e seggi nelle province meno popolose sia meno proporzionale che in quelle più popolose (come le aree metropolitane di Madrid, Barcellona o Valencia). L’effetto finale è quello di favorire i partiti più grandi e con maggior diffusione territoriale, che ottengono una sorta di “premio di maggioranza indiretto”.

Alcune note

Ieri molti blog ne hanno parlato. Titolano così:

Quel che è successo è che è stato ucciso un ex consigliere comunale del Partito Socialista, Isaias Carrasco. E’ ancora difficile capire chi sia stato il mandante dell’omicidio, ma molti puntano il dito contro l’ETA, il gruppo di terroristi per l’indipendentismo dei Paesi Baschi. Questo argomento è stato al centro della polemica elettorale tra Zapatero e Rajoy, che ha rimproverato il premier uscente di esser stato troppo liberale anche nelle trattive con l’ETA, legittimandone di fatto un certo potere.

Oltre a questo, in tema di campagna elettorale vanno ricordati anche i durissimi tackle scivolati dei vescovi spagnoli, che hanno praticamente imposto ai fedeli di votare per il conservatore Rajoy. La gestione di Zapatero, oltre a comportare una sorprendente crescita economica (la Spagna ha recentemente superato il nostro Paese in quanto a PIL pro capite) è stata particolarmente attenta ai diritti civili, tanto che nella Penisola Iberica è ora possibile celebrare matrimoni gay (potrei sbagliare, ma le coppie omosessuali possono perfino adottare figli). Alla luce di ciò, non è difficile cogliere la ragion d’essere delle esternazioni della Conferenza Episcopale Spagnola: «non tutti i programmi sono compatibili con la fede e le esigenze della vita cristiana». Ben più difficile è legittimare tale visione. Non foss’altro che la CES non riuscendo a contestare sul merito la legalizzazione dei matrimoni gay, se la prende a sua volta con le trattative con l’ETA: «Una società che intende essere libera e giusta- afferma la Chiesa spagnola -non può riconoscere nè esplicitamente, nè implicitamente, un’organizzazione terroristica come rappresentante politico di nessun settore della popolazione, nè può considerarla un interlocutore politico».
Concludo ricordando, a coloro che ricorano poco la Storia, che la Spagna è Paese cattolicissimo, perfino più della nostra Italia. Purtroppo, tanto da noi quanto da loro, le folleggianti ingerenze dei prelati in materie che -obiettivamente- non riguardano la religione, sono all’ordine del giorno. La cosa ancor più inquietante è che ancora molti cittadini ascoltano con cieca ed acritica fiducia ciò che viene predicato loro dall’altare.

I commenti dai blog

 

This website uses IntenseDebate comments, but they are not currently loaded because either your browser doesn't support JavaScript, or they didn't load fast enough.

0 Comments on “Elezioni in Spagna”

Leave a Comment