Oggi le primarie USA giungono al bivio. Non sono così sicuro che la sfida democratica si deciderà questa notte, tuttavia ne uscirà un’indicazione forte, fortissima. Per chi perde sarà una strada tutta in salita.

Ma se da una parte Hillary e Barack si giocano una partita da uno-ics-due sulla schedina, i repubblicani sembrano aver già scelto il loro leader. McCain incassa l’appoggio di un personaggio pubblico dopo l’altro ed il fatto che in molti si stiano sbilanciando per lui rappresenta un duplice segnale: termometro politico caldo (anzi rovente) e vento in poppa.
In particolare, con l’appoggio di Schwarzy che consegna nelle mani di McCain il fondamentale elettorato della California (secondo stao big, se non erro) la partita sembra davvero chiusa. Nelle mani dei contendenti (Huckabee e soprattutto Romney, anzi, Mittromney tutto assieme che Romney da solo suona davvero male) resta solo una carta: il repubblicano puro. Giuliani e Schwarzenegger sono repubblicani dall’animo liberal almeno quanto McCain e questo non permette al senatore dell’Arizona di conquistare il cuore dei più conservatori, anzi. E’ dunque su questo elettorato che ora Huckabee e Mittromney (tutto assieme, of course) si giocheranno tutto, a rischio di ostacolarsi a vicenda.

La notte sarà sicuramente più lunga per Obama e per tutti coloro che in lui hanno visto i segnali del cambiamento. Non so se Obama Bin, ehm, Obama Barack potrà davvero cambiare le cose, e chissà in che senso le cambierà. Il salto nel buio fa paura, ma forse meno di una senatrice Clinton che ha speso in modo disastroso la propria campagna elettorale. Se a novembre Hillary non mi convinceva, ora posso proprio dire che non mi piace. Colpa sua, colpa del marito, colpa dei suoi discorsi e dell’abbondante retorica nelle sue corde. Dalla sua parte però ha una capacità, almeno sulla carta, sicuramente superiore a quella dello sfidante in ambito economico e credo che l’elettore americano, al pari di quello italiano, trovandosi a scegliere tra cuore e portafoglio punterà risolutamente sul secondo.
A meno che anche Edwards non lanci il suo personale endorsement per Obama. Lo sto aspettando da giovedì: come ho già concordato con Mitridate, una mossa del genere potrebbe rivelarsi decisiva.


on Feb 5th, 2008 at 11:46 PM
dalla mia postazione privilegiata
, insisto con l’invito a non scaldarsi troppo: comunque andra’ stanotte, significhera’ poco o nulla, la strada e’ lunga, occorre vedere programmi e campagne dei due oppositori finali, bisogna innanzitutto allargare l’area della partecipazione di base, smetterla con i sound bites e i titoloni ad effetto, e analizzare bene tutte le altre questioni di fondo, che poco o nulla hanno a che fare con l’attuale can-can mediatico o con il carrozzone della politica vecchio stampo, a cui vanno adeguandosi, ahime’, perfino gli internauti…
e forse in italia questa rampante schizofrenia vive ancor piu’ e peggio che qui in Usa, essendo chiaro come per molti il tutto risulti di fatto assai lontano, al di la’ di scopiazzature e rilanci di news-poll-battute beccate qua e la’ online o in tv
on Feb 6th, 2008 at 2:16 PM
E battiamo gli stati uniti in velocità. Noi si vota prima! Allegria
on Feb 6th, 2008 at 11:21 PM
Sembra che Bernardo abbia avuto ragione:McCain ha vinto ma non stravinto,insomma la corsa per la nomination repubblicana rimane aperta,grazie anche al ritorno di Huckabee che ha trionfato in praticamente tutti gli stati del sud.Il povero Romney,MittRomney ha probabilmente preso la stangata definitiva,anche perchè le estremità del partito repubblicano sono già presidiate dagli altri 2 candidati e quindi non vedo dove possa andare a parare.
Clinton leggermente avanti ma di poco.Volevo far notare comunque che per Hillary simpatizzino quasi tutti i ceti meno abbienti,mentre Obama sia più seguito ai livelli più alti….sicuri che la sua vittoria sarebbe poi così rivoluzionaria,fumisterie dialettiche a parte?
on Feb 7th, 2008 at 12:39 PM
No, io non credo che Obama cambierebbe alcunchè. L’unica svolta di rilievo sarebbe simbolica (un presidente nero), ma poi, come il passato ha dimostrato ampiamente, a condizionare l’agenda politica non è la volontà dei presidenti ma la pressione delle lobby. Bush stesso era partito come un neocon finendo per comportarsi da realista, Reagan nell’81 definì l’Unione Sovietica “l’impero del male” ma poi finì per porre di fatto fine alla guerra fredda. Per non parlare dei democratici, da Carter a Clinton.
Rispondendo a Bernardo: il mio post non voleva essere affatto sensazionalista, il titolo intendeva riflettere l’importanza di questa tornata elettorale, ma non per il futuro dell’America (non credo cambierebbe poi molto se alla Casa Bianca si insediasse McCain anzichè Obama) ma in stretto riferimento alla corsa presidenziale.
on Feb 7th, 2008 at 1:42 PM
Non sono poi così d’accordo che un presidente o l’altro non facciano alcuna differenza.
Allora perchè le lobby dovrebbero finanziare candidati diversi tanto per cominciare?
Poi ci sono idee sociali, politiche ed economiche molto ma molto diverse.
on Feb 7th, 2008 at 2:37 PM
No, io non mi riferisco alle differenze tra i candidati in sé, quanto alla rottura o meno di Obama.
Premesso questo, non credo comunque che le differenze, neppure tra un McCain e un Obama, siano tali e tante, contrariamente invece alla sfida tra un Bush e un Gore.
In una situazione come quella attuale, in economia e in politica estera i due avrebbero in gran parte le mani legate: ci sono i consiglieri, gli esperti, la stampa, oltre che il Congresso ovviamente. Dunque, la differenza si espliciterebbe soprattutto a livello di politiche sociali, ma da questo punto di vista McCain non riflette troppo lo stereotipo del repubblicano conservatore.
Credo che cambierebbe molto di più un Congresso a maggioranza repubblicana che non l’elezione di un McCain.
Con ciò, non intendo negare che non ci sia alcuna differenza tra i candidati, me ne guardo bene! Ma non credo, da una parte, che le differenze siano incolmabili (non sto però includendo nel discorso Romney) e dall’altra, soprattutto, che Obama anche volendo potrebbe riuscire ad essere un presidente di rottura con il passato.
on Feb 7th, 2008 at 6:18 PM
Però Reagan cambiò strategia in politica estera più per il cambio del quadro generale della situazione (l’arrivo di Gorbaciov) che per pressioni delle lobby…
Detto questo,è vero che,sopratutto nel campo democratico,stiano discutendo di quisquilie:a quanto so i loro programmi sono molto ma molto simili….
La realtà è che i democratici stanno rischiando grosso in quanto stanno dividendo i loro elettori in maniera netta:latini,donne e “poveri” da una parte (Hillary),neri,giovani ed “abbienti” dall’altra (Obama).Siamo poi così sicuri che i perdenti voterebbero a cuor leggero il vincitore?
on Feb 8th, 2008 at 12:57 AM
Infatti, era la stessa cosa che dicevo io.
Reagan in realtà avviò i negoziati già con Andropov (con cui abbozzò già lo Start I) e poi con Cerenko. Se nulla andò in porto fu, da una parte per l’effettiva indisponibilità da parte dei due leader sovietici ma dall’altra per la loro scarsa “conservazione”: Andropov durò un anno, Cerenko due mesi (lo stesso Gaddis nel suo libro lo definisce come una “mummia vivente”). Kissinger si chiese com’era possibile anche solo avviare le trattative dal momento che i russi gli morivano uno dopo l’altro.
Poi Gorbaciov fu tutt’un’altra storia, ma la volontà del presidente USA (e delle pressioni che egli stesso ricevette) furono determinanti, tant’è vero che in patria Reagan è visto come il vero artefice della fine della guerra fredda, alla faccia della gorbymania.
Scusate il divertente excursus storico.
on Feb 8th, 2008 at 4:05 PM
mah
comunque il presidente può decidere che lobby privilegiare: obama poi non ha alcuna potente lobby alle spalle(gli attori?)a differenza dei predecessori.
e bush ha fatto della guerra il suo cavallo di battaglia per privilegiare lobby che clinton non aveva favorito in maniera così lampante.
on Jul 9th, 2009 at 5:14 PM
[...] fine ci siamo. Noi ne abbiamo già parlato , un pò in tutte le [...]