Le primarie americane, soprattutto in campo democratico, riservano spesso delle sorprese. Sorprese che sono per lo più delle meteore. Meteore consentite dall’irrazionale ed ambigua (e sospetta) frammentazione temporale dei caucuses nei vari stati. Meteore abbaglianti e bellissime per chi come noi è abituato a vedere sempre le solite vecchie facce, magari riverniciate. O stirate col ferro da stiro e tenute assieme da una spilla da balia.
Gli Stati Uniti sono esemplari da questo punto di vista. Ogni 4 anni, facce nuove. Che magari non vinceranno, ma che danno vitalità e freschezza ad una competizione che sarebbe da importare in blocco da noi, senza scimmiottarla veltronily.
Questa volta, l’astro lucente è Barack Hussein Obama. Afro-americano, abilissimo oratore, si è detto di tutto e di più su di lui. Ad analizzarlo cinicamente, si direbbe che è un gran parolaio. Si direbbe che porta avanti posizioni di sinistra liberal chiaramente progressiste che, si sa, non riuscirà a concretizzare, per la storica idiosincrasia del sistema americano verso le posizioni anche velatamente radicali. Negli USA, si sa, non si vince grazie ai voti dei blue states del nord-est ma grazie ai voti dei contadinotti degli stati centrali, grazie all’appoggio delle corporations e grazie al benestare dei militari e della CIA. Queste sono cose che, senz’altro vere, sappiamo già tutti.
Sappiamo anche che Obama se vincerà le primarie avrebbe meno facilità della Clinton a vincere queste elezioni già vinte.
Senz’altro è vero, anche questo.
Allora, perché se fossi statunitense voterei Obama?
Forse per il suo look da rockstar. Forse perché l’idea di avere un nero alla Casa Bianca mi fa sentire così radical chic. Forse perché sono attratto e colpito dal simbolo e sappiamo tutti quanto i simboli possano accecare, facendo completamente scordare la persona reale che mascherano. Forse perché Hussein è il nome perfetto per un presidente, se fai lo scrittore comico.
Per tutti questi motivi, io voterei Obama.
Ma in realtà il motivo più profondo per cui lo voterei è del tutto irrazionale: il motivo per cui lo voterei si chiama John Fitzgerald Kennedy.
Sarà la mia passione per il vintage.
I democrats sono 40 anni che cercano di propinarci un nuovo JFK ad ogni tornata. L’ultimo formidabile JFK è stato John Forbes Kerry, guarda caso. Un successo, come ricorderete.
Ebbene, ora vi parlo di atmosfere. Di sensazioni, niente di più. Niente di dialetticamente valido.
Barack Obama ha in sé un potenziale esplosivo. Uso una parola, inflazionata, che per uno come me che è stato marxista fino a l’altro ieri ha un peso importante: Barack Obama ha un potenziale rivoluzionario. Esattamente come è stato rivoluzionario JFK.
Non per quello che ha fatto come presidente. In fondo potrebbero avere ragione quelli che dicono che sia il presidente più sopravvalutato, indorato perché morto ammazzato. Muori giovane e vivi per sempre, dicono.
Ma la rivoluzionarietà di JFK stava nel senso di slancio verso il futuro che trasmetteva. Non mi importa se poi c’è stato Nixon, Carter, Reagan, Bush, i pompini di Clinton, Bush.
Era lo slancio di una persona che credeva nella capacità umana di fare qualcosa del proprio destino. Di prendere in mano il proprio destino e strizzarlo finché non goccioli. Nonostante i politici, le corporations, gli evangelici e i contadinotti. Nonostante i militari e i loro amici di Dallas e le loro pallottole magiche. Nonostante quel vezzo tutto americano di richiamarsi ogni tre parole a Dio. (Che, detto tra noi, i nostri Dio non lo nominano mai, gli risparmiano solo l’incombenza di pagare l’ICI).
Rivoluzionario perché mi fa ancora, nonostante… nonostante… nonostante…, credere nella politica. Mi fa credere che, forse, se ci credi, ma proprio tanto, qualcosa riesci a combinare della tua vita.
Io sento le stesse sensazioni quando ascolto Obama.
Ok. Sono stato accecato dal simbolo. Spero che capiti a tanti.

on Feb 4th, 2008 at 7:06 PM
E intanto Obama schiera i 4 moschettieri
on Dec 4th, 2009 at 12:17 AM
[...] perfino presentato i nostri candidati, dal mio Edwards, agli immancabili Obama, Clinton e Giuliani, senza farci mancare il catch-up man [...]